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Appunti di viaggio

Lo so, ogni tanto sparisco, inghiottita dalla quotidianità, dai figli, dalla mia vita. Ma poi, pof, come per magia rientro nelle vostre vite cercando di riprendere in mano quel filo, mai del tutto reciso, che ci lega indissolubilmente ormai da diversi anni.. Ho la presunzione, perdonatemi, di credere che le mie esperienze (quelle che hanno a che fare con la bellezza, naturalmente) vi possano in qualche modo interessare..e, comunque, io sento il bisogno di comunicarvele. Sto preparando il famoso weekend a Parma, con l’imperdibile mostra – dislocata in vari punti della città – sul Correggio, e avrei bisogno di sapere la vostra disponibilità sulla data migliore..si parla ormai con Giancarlo del mese di novembre. Animo, quindi, e poi si parte! Nel frattempo però vi mando qualche riga sui miei due immancabili giorni al Festival della Letteratura di Mantova, sperando di non tediarvi con i miei racconti, e a rivederci presto con Giovanni Bellini alle scuderie del Quirinale. Un abbraccio, Rossella

Appunti di viaggio: Festival della Letteratura di Mantova, settembre 2008
di Rossella Sciommari

Sabato 6 settembre, Ore 17.45.
Incontro con Jeanette Winterson a Palazzo D’Arco.
“Sono cresciuta ascoltando storie. (..) Questo mi ha insegnato a memorizzare quei racconti e anche a considerare una storia come un talismano che puoi portare in tasca e raccontare a te stesso quando ne hai bisogno. (..) E ho sempre pensato che se fossi riuscita a raccontare me stessa in quel modo, avrei conquistato la libertà. Perché se sei una storia puoi sempre cambiare il tuo destino(..). La vita invece ha un finale già scritto.” Jeanette Winterson, autrice di libri di culto come Scritto sul corpo e Non ci sono solo le arance e del più recente Gli dei di pietra, è tornata dopo una lunga assenza al Festival di Mantova. Oggi, sabato 6 settembre, la incontra Peter Florence. Si parla della letteratura inglese e del potere di liberazione dell’amore romantico. Nei discorsi di Jeanette la parola Amore viene ripetuta continuamente, acquista un valore tutto nuovo, taumaturgico. Peter Florence cerca di riportarla a terra e a farla parlare della struttura narrativa del suo ultimo romanzo Gli dei di pietra, afferma che è un romanzo di forma musicale più che letteraria.. Ma lei cambia discorso, racconta del potere della lingua parlata (ascoltare e sentire il dono delle parole, delle parole d’amore). “Mi piace scrivere, fare la giornalista. E’ una forma di vita completamente diversa da quella di scrivere un romanzo. Avverto una sensazione di fatica fisica quando scrivo Fiction (nel senso di romanzi, ovviamente. ndr). Vivo in campagna, lavoro la terra, la mattina corro per tenermi in forma. So cos’è la fatica fisica. Sviluppato in quattro sezioni diverse che poi diventano tutt’una, Gli dei di Pietra narra di un vascello che va al naufragio, in un altro tempo. Poi dell’Isola di Pasqua e infine arriva al nostro tempo, ma dopo un conflitto nucleare. C’è sempre un aspetto “ecologico”, nella sua scrittura, afferma Florence, un po’ intimidito dalle risposte ironiche e taglienti della Winterson, e non sbaglia. Lei replica “Sono molto incazzata per quello che sta accadendo alla nostra terra.. amo la natura, amo il nostro pianeta e non voglio andare a vivere da nessun’altra parte. Mi fanno venire i brividi i discorsi che sento su l’opportunità che avremo, tra qualche anno, di colonizzare qualche altro pianeta o di andare a vivere su un’astronave.. le persone che parlano così mi ricordano i bambini che quando hanno a noia un vecchio giocattolo lo buttano e lo sostituiscono con uno nuovo… Quando l’ennesimo commento del povero Florence la riporta sull’ultimo romanzo, la Winterson replica secca con un “Non me ne frega niente delle aspettative dei miei lettori. La storia viene da sé penso e scrivo, è un’urgenza quella che sento. E ancora: senza immaginazione – nella vita di una persona – non c’è speranza. Bisogna scrivere. Abbiamo ancora bisogno di gente che pensa, e l’arte ci stimola a fare quello che di buono noi possiamo fare nel mondo. Collegare il cuore alla testa, questo e solo questo bisogna fare. La scrittrice inglese odia le etichette e i generi a cui si tenta in ogni modo di farla rientrare e conclude la sua “intervista” raccontando l’esilarante aneddoto della grande libreria che aveva esposto il suo primo romanzo (Non ci sono solo le arance) nel reparto “Giardinaggio”, e poi, inevitabilmente, l’omaggio a Virginia Woolf – il paragone pare sia inevitabile - e la “maledizione”del suo “Orlando. Una biografia”, con lo stesso disappunto della celebre scrittrice nel vedere il suo romanzo troppo spesso catalogato tra le biografie di personaggi celebri… Vado via ebbra di felicità, con la mia preziosissima copia di “Powerbook” autografata dalla Winterson, e il suo sguardo simpatico e intelligente mentre mi sussurra “Rossella, what a beautiful name!”.

h. 20.30 Incontro con Bianca Pitzorno
Corro per le strade di Mantova (Dio come amo questa città) e mi concedo una breve sosta sotto al tendone di Piazza della Concordia, dove una frizzante Bianca Pitzorno ha deciso di narrare le avventure di Cecilia Valdes (un culebròn romantico). Anche lei, concluso il suo racconto, gentilmente ha scritto una dedica per Arianna (11 anni) sulla prima pagina di un suo romanzo, e so che questa cosa renderà mia figlia la bambina più felice del mondo, almeno per qualche ora!

h. 22.00 circa…Arte sull’acqua. Di sogno in sogno.
E’ sera, passeggio, per le stradine della città e mi imbatto in una strana visione notturna: dall’acqua che scorre veloce nel Rio di Mantova, tratto di via Pescheria, emergono una serie di scarpe bianche, da uomo, da donna e anche piccole scarpe da bambino. Sono rigorosamente bianche, e come piccoli fantasmi danzano a pelo d’acqua illuminate, come un’apparizione, da luci radenti azzurrine e violette. Attraverso il piccolo ponte. In sottofondo una musica meravigliosa, montante come il Bolero di Ravel (poi scopro essere una composizione originale di Barbara Rincicotti) mi costringe a fermarmi ancora un po’ ad osservare le buffe scarpe dei fantasmi che danzano sul fiume.. ..ci metto un poco, dicevo, rapita dalla musica, ad accorgermi che dall’altra parte del ponte una serie di fantasmi bianchi stanno ad aspettarmi: come lavandaie ancestrali, legate per mano una all’altra, sette-otto file di sagome bianche ritagliate da lenzuola ondeggiano sul fiume. Anche qui l’artista è una donna, e si sente. Buonanotte piccola, magica città.

Rossella Sciommari

La pagina dell'arte



ROSSELLA SCIOMMARI

 



Stop..Sotp...
insomma FERMATI!!!

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