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Lorenzo Lotto
Domenica 3 aprile

Scuderie del Quirinale prosegue la serie delle grandi mostre monografiche e prosegue la propria narrazione della pittura italiana attraverso i suoi interpreti più mediati e difficili. Dopo Albrecht Durer, Antonello da Messina e Giovanni Bellini, il protagonista di questa mostra è Lorenzo Lotto, il cui percorso artistico si intreccia con quello di questi suoi illustri contemporanei così da dipingere una interpretazione originalissima tanto del Rinascimento italiano quanto delle correnti artistiche del Nord Europa. Lorenzo Lotto, nato a Venezia, fece apprendistato presso la bottega di Giovanni Bellini, forse per il tramite di Alviero Vivarini. Le sue prime opere, agli inizi del Cinquecento, ci presentano un artista già completo: i volumi pienamente definiti, l'acuta introspezione dei ritratti e i dialoghi di sguardi serrati tra i vari personaggi rappresentati mostrano il segno della frequestazione veneta presso il Bellini, mentre le luci fredde, la straordinaria attenzione per il realismo dei particolari e la natura dei paesaggi, inquietante e misteriosa, riconducono all'ispirazione nordica. Dopo un breve soggiorno nelle Marche, Lorenzo Lotto risponde alla chiamata di Giulio II, e si reca a Roma per lavorare alla pittura delle stanze dei Palazzi Vaticani. Tuttavia, l'esperienza si rivela del tutto incompatibile con la natura riservata del pittore veneto, che già l'anno successivo (1510) lascia la città pontificia. Questo momento rappresenta la chiave di volta di tutta la vicenda storica ed artistica di Lorenzo Lotto: è l'inizio di una inquieta ricerca tanto di una patria quanto di un ambiente culturale in grado di comprendere e condividere una poetica artistica tanto dissimile dalle produzioni più accreditate presso il gusto contemporaneo. Successivamente, Lorenzo Lotto fu a Bergamo, quindi di nuovo a Venezia e nelle Marche, in continuo movimento da una committenza ad un'altra, fino all'approdo definitivo, nel 1554, presso il Santuario della Santa Casa di Loreto. La produzione del pittore veneto si caratterizza per un'interpretazione innovativa dei soggetti sacri che, pur mantenendo un linguaggio classico, sono permeati di quotidianità, di spontaneità nei gesti, nelle espressioni: una precisa volontà di rappresentazione che è totalmente estranea all'atmosfera eroica di tanto classicismo. Anche la tavolozza di Lorenzo Lotto si caratterizza per delle scelte a volte inconsuete, e si unisce ad un uso della luce mutevole, liquida in movimento tra i diversi personaggi rappresentati. E' di questa unicità di Lorenzo Lotto che Scuderie del Quirinale vuole farsi testimone, proponendo una esposizione quanto più possibile completa ed accurata del percorso artistico e umano del pittore: un'intensa collaborazione con i più grandi musei del mondo ha permesso di portare in Italia capolavori quali il "Triplice ritratto di orefice" (Kunsthistorisches Museum, Vienna), "Allegoria del Vizio e della Virtù" e "Allegoria della Castità" (National Gallery of Art, Washington), che trovano il loro spazio accanto ad alcune delle opere più improtanti conservate in Italia, come il capolavoro della "Pala di San Bernardino" (Bergamo).




Le informazioni sulla visita guidata
 


PALAZZO FARNESE - Dalle collezioni rinascimentali ad Ambasciata di Francia”
Data in definizione

L'idea di fondo che ha ispirato questa mostra è nata essenzialmente da palazzo Farnese, prestigiosa dimora che l'Ambasciata di Francia in Italia ha il privilegio di occupare, e dal desiderio di aprirla al pubblico. Ci sono poi i cinque secoli di storie che vi si sono intrecciate, a partire da quella di una famiglia ormai estinta, a cui sono succeduti dapprima i Borboni di Napoli, fino giungere, al giorno d'oggi, all'ambasciata e all'Ecole française de Rome. E per finire abbiamo la collezione Farnese: ecclesiastici, abili politici o grandi condottieri, i Farnese furono sempre anche importanti mecenati, che fecero di questo palazzo il "Museo del Mondo". Fu proprio a Napoli, nell'autunno del 2007, in occasione di una visita al Museo archeologico, che iniziai a sognare in grande, chiedendomi se non fosse possibile presentare al pubblico quelle opere nel luogo in cui si trovavano nel XVI secolo. Iniziò così l'avventura, che consisteva nel riunire in un'unica esposizione, a qualche secolo di distanza, le collezioni e lo scrigno che le aveva custodite, facendo del palazzo la cornice e il cuore della mostra in cui potessero rivivere cinque secoli di storia. Dal 17 dicembre 2010 al 27 aprile 2011 saranno esposte circa 150 opere, provenienti dai grandi musei di Napoli: il Museo Archeologico Nazionale e il Museo Capodimonte, da altri enti italiani, ivi compresa la Presidenza della Repubblica, da musei francesi quali il Louvre, Chambord e Ecouen, nonché da altri istituti europei e americani. Desidero esprimere tutta la mia gratitudine ai curatori Francesco Buranelli e Roberto Cecchi, alle aziende mecenati e ai partner che ci hanno accompagnati in quest'avventura.
 

 
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